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mercoledì 13 ottobre 2010

תלמוד

Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla brevità, dall'ultra-connessione, emozionalmente affamati di attenzione, trascinati attraverso comunità virtuali alle tre del mattino, circondati da pizza stantia e sogni negletti, cercando un significato arrabbiato, uno qualsiasi, lo stesso cappello indossavano hipster che bruciavano per la condivisione e l'approvazione scettica dalla proiezione olografica dinamica nell'era tecnologica, le cui deboli connessioni e ferite recessive e senza direzione, si alzò, microconversando nella soprannaturale oscurità dei caffè con hi-fi, galleggiando sopra i tetti delle città, contemplando la tecnologia, che metteva a nudo le loro menti nell'oscuro vuoto dei nuovi media e i pensieri dei cosiddetti leader ed esperti che passavano attraverso college comuni con radianti occhi giocosi, allucinanti Seattle -e Tarantino- scenari attraverso studenti pop di guerra e cambiamento, che lasciarono la scuola in favore di una musa creativa, pubblicando zines e osceni lavori artistici sulla finestra dell'internet, che si accucciavano per la paura in stanze non rasate, in ironiche mutandine di superman bruciando i loro soldi in gettavate del 1980 e ascoltando i nirvana attraverso muri sottili come carta, che venivano picchiati nelle loro barbe viaggiando in Metro verso la stazione di Shinjuku, che mangiavano digitale in hotel dipinti o bevevano la colla di Elmer in segreti vicoli, morte o purgatorio nei loro torsi con tatuaggi che prendono il posto dei sogni che diventano incubi, perché non ci sono più sogni nella Nuova Immediatezza, incomparabilmente ciechi alla realtà, inventando una nuova realtà, attraverso creazioni vuote cibato tramite schermi illuminati. 

Schermate di impressionanti tag clouds e thumbnails illuminate tutte la ghiacciata matrice del tempo attraverso, solidità di megabyte di bordi e di albe nei campi da gioco di wiffleball, scaricate ubriacature sopra tetti, vetrine digitali di sfarfallanti flash, un sole e una luna di programmati viaggi gioiosi che mandavano vibrazioni a telefonini settari a una modalità decorosa durante twitterate tramontane di oche Peduca, posacenere rancidi e macchie di caffè che nascondono la mente, che legano se stessi a congegni wireless per una infinita corsa di informazioni oppiate da CNN.com e Google sotto zuccheri che ti fanno andare su di giri fino al rumore di sottofondo dei modem e delle macchine fax che li riporta a terra bruscamente, con limitato e volgare verbaggio di commenti nei thread, cervello battuto e condiviso svuotato dalla brillantezza nella dura luce di un monitor, che si immerge tutta la notte nella luce dell'interfaccia di Pabst che volteggia fuori e si siede attraverso il pomeriggio in desolate pizzerie, ascoltando il crack del destino su separati nucleari Ipods, che messaggiano continuamente 140 caratteri alla volta da parco a laghetto a bar al MOMA a Brooklyn Bridge perduto battaglione di laconici auto-proclamati giornalisti commisti a una rivoluzione dell'informazione, cadendo dagli scaffali di album R&B fuori corso dal 1980, twittando i loro lamenti vomitando sussurrando fatti e consigli e aneddoti dei panini del pranzo e aneddoti dei gatti seduti sul divano con le palle degli occhi seguendo una shockwave di analitici e autorità e trovare la tua passione e altre calzate, i quali intelletti sottolineati e puliti nel ricordo del 24/7 365 assalto tutto sotto il lo sguardo di una volta brillanti occhi.

venerdì 10 settembre 2010

Le quattro mura di Claire Winchester

Ovvero: La pubblicazione di un libro nella modernità liquida



Era una bellissima mattina di settembre -o, forse, una notte buia e tempestosa-.

Comunque, tutto andava -quasi- per il verso giusto alla piccola Claire, che, improvvisamente,

si ritrovò davanti ad un computer e a Office Word.

Ancora non sapeva che esso sarebbe diventato il suo migliore amico, la dolce compagnia che

l'avrebbe condotta negli oscuri e adolescenziali meandri della propria anima.



Ma, suvvia, non siamo stati tutti noi degli adolescèns? Non ci siamo tutti noi crogiolati nei nostri

sentimenti zuccherosi, meiosi e tuttavia terribilmente turbanti e sturbati?



Per la maggior parte, tuttavia, questi pensieri sono sempre rimasti chiusi in un delizioso cassetto,

in un moleskine che poi è finito bruciato, in miriadi di byte persi quando l'hard disk è andato in crash avendo tentato di installare Cod4 nel nostro vecchio Pentium 2.



Per Claire Winchester, no.



Lei aveva fatto backup.



To make a long story short, insomma, ieri sera me ne sono andato allegramente a vedere la presentazione del suo libretto, dicasi "Inside 4 Walls",

Location ottima, atmosfera lugubre da film di Vincent Price, musica (musica?) rock/metal/postpunk in sottofondo, sedie di plastica bianca da giardino prodotte in serie da bambini cinesi con i capelli sciolti nell'acido.

Tutto era perfetto.



L'autrice ha iniziato con il leggere alcuni passi del suo libro, che descrivevano costruzioni ingegneristiche improbabili di camere da letto e di appartamenti, nonché decorazioni da Cappella Sistina per la stanza del Protagonista.



Citazioni su citazioni di temi classici, citazioni su Dante, citazioni di cultura Goth, Metal. Pareva quasi dovesse giustificare qualunque cosa scrivesse, nel più perfetto stile Adolescèns da tema delle medie.

Supremamente descrittivo, sintatticamente mal curato.



Solo leggendole si intuiva che le frasi non reggevano, sembravano costruite a casaccio e si intersecavano le une con le altre in sinestesie improbabili, per poi essere chiuse frettolosamente, come se si avesse capito che ci si stava dilungando troppo. Quindi, Zacchete!



All'improvviso, una confessione! Da piccola, odiava leggere! Santo cielo, tesoro, non so che cosa ti abbia fatto iniziare a scrivere -non so quale libro tu abbia letto che ha fatto scattare "la molla" della scrittura-, ma io gli darei fuoco.



No, sul serio, sto diventando cattivo. Non devo. Poi sennò mi picchia.



La cosa che mi ha dato più fastidio durante la presentazione è stata una cosa che ha detto riguardo alla tecnica di scrittura; spero di riportare le cose in modo preciso, e se sbaglio, me lo si faccia notare, grazie.



- Lei si figura in mente la scena che vuole scrivere

- Odia ricopiare

- Mi pare di aver capito che lei scriva di getto

- Vede che ci sono delle cose da correggere nel libro, ma non lo fa.



Quindi, partendo dal presupposto del ragionamento per immagini, è ovvio che la sua scrittura sarà principalmente descrittiva, e fin qui.. Ma a cosa è dovuto? Ovviamente, stiamo parlando con una nativa digitale, santo cielo! La creazione superficiale -nel senso meno offensivo del termine- è in lei insita ed esercitata.



La revisione, la riscrittura, la correzione è, forse, vista come un annullamento del proprio essere e a un disprezzo delle regole che abbiamo visto già un poco nella signorina Priante (Ehilà! Hai visto che torni sempre?).

Il fatto che le dia fastidio scrivere e ricopiare -quando, ovviamente, il mezzo informatico non è disponibile- fa supporre che essa, rendendosi conto degli strafalcioni e delle correzioni che andrebbero apportate -Dyo santissimo! Da quanto tempo è passata di moda la scrittura automatica?- li rifiuti e le diano noia.



E' molto più facile usare un piccone che non lavorare di cesello, immagino.



Si è espressa con termini stizziti, inoltre, quando le è stato chiesto di parlare della pubblicazione:

bene, lascia che ti spieghi come funziona il sistema editoriale in Italia, signorina.

Il fatto è che tu non ti sei rivolta a una casa editrice. Quella "azienda" non si sobbarca nulla dei costi di stampa e produzione del libro. Non gliene frega un cazzo del valore culturale del tuo libro.

Tu gli dai il file, e loro te lo stampano. Punto. Nessuno leggerà quello che tu decidi di pubblicare: potresti aver scritto trecento pagine di "badabum babaum cha cha ra ra rum ma mah", e loro te lo pubblicherebbero lo stesso.



Avresti dovuto chiedere consiglio prima di fare la cazzata di spendere tutti quei soldi per le copie. Probabilmente, se tu fossi andata da una tipografia a farti fare un preventivo avresti ottenuto lo stesso identico risultato a un prezzo di circa la metà. Ma pazienza. Praticamente, agendo tramite casa editrice hai raddoppiato il costo, visto che quei dieci minuti richiesti per impaginarlo ti sono probabilmente stati valutati 300€.



Andando -e terminando- con i contenuti, posso dire solamente che sono il tripudio di una sessualità ancora adolescenziale. La protagonista è chiaramente una Mary Sue fatta e finita, e il protagonista un Gary Stu della peggior specie (Non ci credi, Claire? Prova a fare il test, qui).

Ella è tutto quello che l'autrice vorrebbe/avrebbe voluto essere, e lui quello che lei cerca/cercava in un uomo, la camera del protagonista quella che lei desidera/avrebbe desiderato per se.

Per ultima cosa: BOLOGNA? COSA? Che cosa rappresenta Bologna per te, stellina? L'Arty Party più sfrenato? L'Hipsteraggine preponderante degli studenti fuori corso di lettere moderne che se ne vanno la sera a passeggiare per via dell'Accademia? E' il caso di dire che forse hai esagerato un pochettino.



Consiglio di leggere un po' di più, e di riguardare quello che scrivi, perché finchè pubblichi a spese tue, va bene. Ma nessuno deciderà di farlo se la tua scrittura non "matura".



PEr carità, che non si dica che io sia solo negativo: l'autrice ha dimostrato comunque un'umiltà inaspettata per quanto riguarda se stessa, e un'arguzia sorprendente nel rispondere alle frecciatine che le sono state lanciate durante la presentazione. E' davvero una cara ragazza e io la rispetto molto come persona. Come scrittrice, deve lavorare ancora parecchio prima del premio strega.



Dunque, per compiti a casa devo assegnarti un po' di Chuck Palahinuk, condito da The Bell Jar -ma solo una spruzzatina, mi raccomando-, poi… vediamo:

-Guarda True Blood per i vampiri e il sesso.

-Leggi -se te la senti, è un po' pesantuccio- "Andy Warhol era un coatto", per la visione di Arte Trash

-Il blog di 7yearwinter, temo possa aiutarti per le sue qualità di sintesi.

-Ultima cosa: "Ascesa e declino della scrittura amatoriale italiana" è un ottimo blog e hanno fatto delle dissertazioni sulla scrittura decisamente acute.

mercoledì 28 luglio 2010

UsuSally

“I used to wake up at 4 a.m. and start sneezing, sometimes for five hours. I tried to find out what sort of allergy I had but finally came to the conclusion it must be an allergy to consciousness.” — James Thurber



Andate a vedervi Futility Closet, tanto per fare qualcosa nelle vostre vite.

mercoledì 7 luglio 2010

Monomito

Il mitologo Joseph Campbell azzardò l’ipotesi che tutto il patrimonio mitologico delle società arcaiche si possa riportare ad una struttura fondamentale, che si ripresenta in innumerevoli varianti, se non integralmente, riproponendo frammenti del medesimo percorso.



Si tratta del mito dell’Eroe, che egli stesso sintetizza in questi termini:

L’eroe del mito, muovendo dalla sue sede abituale – capanna o castello che sia – è condotto, trascinato, oppure procede volontariamente fino alla soglia del suo viaggio avventuroso. Qui egli incontra una presenza posta a guardia del passaggio.

L’eroe può sconfiggere questa potenza o venire a patti con essa ed entrare vivo nel regno delle tenebre; oppure può essere sconfitto e discendervi da morto. 
Oltre la soglia l’eroe viaggia in un mondo popolato da forze sconosciute, alcune delle quali lo mettono a dura prova, mentre altre gli forniscono un aiuto magico. 
Giunto al nadir del percorso mitologico, l’eroe viene sottoposto a una prova suprema e guadagna il proprio premio. Il trionfo può essere rappresentato dall’unione sessuale dell’eroe con la dea-madre del mondo, dal suo riconoscimento da parte del padre-creatore, dalla divinizzazione dell’eroe stesso (apoteosi) oppure – se le potenze gli sono rimaste nemiche – dal furto del beneficio che era venuto a guadagnarsi (una sposa, il fuoco, etc.). 




Si tratta essenzialmente di un’espansione della coscienza e con essa dell’essere (illuminazione, trasfigurazione, liberazione). L’ultimo compito è quello del ritorno. 


Se le potenze hanno benedetto l’eroe egli ora procede sotto la loro protezione; altrimenti deve fuggire e viene inseguito. 
Le potenze trascendentali devono fermarsi sulla soglia del ritorno e l’eroe riemerge dal regno delle tenebre. 


Il premio che egli porta con sé rigenera il mondo.

giovedì 25 febbraio 2010

Fragile Eternity

La pentola a pressione è un pericoloso nemico casalingo, che ci rende tutti potenzialmente delle vittime, e tutte le minestre di verdura degli assassini bolliti.

Mi meraviglio della fragile amabilità di determinati gesti di incomprensibile mancanza di logica. Una ragazza che legge un libro a dieci centimetri dalla faccia, senza tirarsi giù gli occhiali appoggiati sopra un terribile cerchietto di Hello Kitty. Il libro è rigido, con una copertina che vira molto sul blu. In fronte, una ragazza che tiene in mano una farfalla, un macaone dalle ali cobalto e sotto, in caratteri romani "Fragile Eternity: Immortale tentazione" in verniciatura dorata, con decori floreali di campanule. Adesso ha tirato giù il libro, e se lo appoggia amabilmente su un seno da universitaria.
Indossa una camicia aderente nera, che non deve tenere molto caldo. Dietro di lei, schiacciato dal suo corpo, un giubbotto bomber bianco. Ha delle calze rosso corallo che escono da un paio di ballerine, prima di finire in un paio di pantaloni marrone scuro di fustagno.

Probabilmente fa qualcosa come Lettere o Scienze Sociali.
Dovrebbe, teoricamente, avere un metro di giudizio per capire che libri del genere sono più adatti (e concepiti apposta) per un pubblico leggermente meno maturo di lei, che la casa editrice probabilmente ha ripescato il dattiloscritto di questa autrice da qualche buco consunto nello scantinato sul retro, e ha deciso di pubblicarlo perchè gli immortali sono i nuovi zombie.
Ma non le importa, o forse si dimentica di sostenere le sue scelte, o forse non le prende in considerazione quando deve giudicare un libro, e l'ha intrigata la copertina.
Con fronte corrucciata esamina le parole del libro che sobbalzano, poichè sostiene il suo peso con solo tre dita della mano, e il braccio appoggiato al ginocchio, e il treno è in movimento. Sul retro:

Era già senza scarpe, con i capelli sciolti,liberi dall'acconciatura che li aveva raccolti durante i Girotondi dell'Estate da cui veniva. Insieme a Keenan. Il pensiero di lei tra le braccia del suo re la mise immediatamente in tensione.

'Fanculo.